Il messaggero – incipit

Il messaggero – incipit di A. Cetrano

IL MESSAGGERO

Era tutto pronto.
Thomas mise giù la pistola e chiuse gli occhi.
“Signore dammi la forza”.
Serrò le mani davanti alla fronte e lasciò liberi i pensieri.
“In nomine padre et fili et spirito santo”
“Sum gaudens horizonti tuo nomine viventis in perpetuum”
Il viso smunto dai lineamenti marcati era ricoperto da una folta barba nera e i piccoli occhi azzurri erano incavati sopra un naso dalla linee spigolose. Non mangiava da un paio di giorni ma in compenso era arrivato a fumare cento sigarette in meno di dodici ore. Aveva uno stomaco a pezzi e in volto tutti i segni di una vita di eccessi. Così guardandolo in faccia, non ci voleva molto a capire che Thomas Reinard nella sua vita si era ucciso lentamente e ora fradicio di sudore in una stanza dal caldo infernale aveva preso la sua decisione. Si tirò su dalla sedia e fece sparire la 9M Beretta nel tascone anteriore del giubbino consunto.
In quel momento la pistola gli era sembrata più pesante.
Uscì dall’ appartamento e si diresse in centro.

*

L’appuntamento era stato organizzato da Padre Lorenzo Rossi.
Quella volta al telefono era stato abbastanza evasivo da insospettire Alessandra quel tanto che bastasse affinchè l’amica decidesse di accettare l’invito con così poco preavviso. Di solito si vedevano una volte al mese e quasi sempre a cena nei posti più esclusivi della città. Il rituale era quasi sempre lo stesso. Lui faceva passare un’auto a prenderla e lei si faceva trovare al tavolo del ristorante che avevano scelto come in un vecchio film con Humphrey Bogart. Alessandra poi, inguaribile romantica, trasformava ogni appuntamento in un’occasione speciale tanto da comperare un abito diverso sempre giusto per l’occasione. Ma tra loro c’era solo una splendida amicizia che durava oramai da oltre vent’anni e senza che ci fosse il minimo cedimento anche e soprattutto perché la vita aveva riservato per ognuno di loro destini molto diversi. Dopo il liceo, lui aveva ricevuto la chiamata del Signore ed era entrato in seminario. Dopo qualche anno nella chiesa di Santa Maria Assunta era stato ordinato sacerdote presso la Diocesi di Milano e nel giro di qualche anno fu chiamato a Roma al servizio della Congregazione per la Dottrina della Fede. Da allora il teologo Rossi, cominciò a girare il mondo e la sua vita cambiò notevolmente anche se Alessandra con cui era rimasta in contatto per tutti questi anni non si era fatta sfuggire che a cambiare non era stato solo il suo stile di vita ma anche qualche cosa di più profondo legato al sua animo e al suo cuore. Alessandra invece, si era laureata in psicologia e dopo alcuni anni da ricercatrice e una breve carriera universitaria aveva preso la decisione di aprire uno studio privato. Aveva molti clienti e spesso partecipava a congressi come relatrice, continuando a coltivare il suo amore per la ricerca, ma come spesso accade, la sua brillante carriera professionale aveva richiesto come contropartita il sacrificio della sua vita privata. Non si era mai sposata e come spesso amava rispondere quando le facevano alcune domande personali, citando Pessoa diceva: “Da che è esistita l’intelligenza, ogni vita è diventata impossibile”.

I due arrivarono al ristorante a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro. Il Delle Vittorie infatti, era a due passi da Piazza San Pietro e a meno di un chilometro dalla studio di Alessandra. Il locale era pieno, ma Lorenzo si era fatto riservare il solito posto. Anche se non aveva mai ostentato la sua influenza, in più di un’occasione Alessandra si era resa conto del trattamento di riguardo che a Roma veniva riservato agli uomini di chiesa che ricoprivano determinate posizioni.
«Sei sempre incantevole». Gli disse Lorenzo accennando un baciamano.
Alessandra sorrise e avvicinandolo a sè lo abbracciò sfiorandogli le guance. Quando gli fu vicino abbastanza in una frazione di secondo gli sussurrò:
«Stupido!». Nessuno dei clienti li degnò di uno sguardo.
Sorrisero e si accomodarono al tavolo.
«Credo che in tutti questi anni, forse questa è la quarta o quinta volta che andiamo a pranzo insieme, di solito…». Alessandra non riuscì a terminare la frase, quando colse nello sguardo di Lorenzo qualcosa che lo preoccupava. Il sacerdote era un uomo dai modi molto pacati e ogni volta che c’era qualche cosa che lo turbava gli si leggeva in faccia.
«Cos’è successo Lorenzo?».
Padre Rossi alzò lo sguardo. I suoi occhi erano capaci di infondere serenità.
«A te non posso nascondere niente…». Disse fissando per un istante un angolo del tavolo.
«E’ una cosa che non capita molto spesso tra due persone». Sorrise di nuovo. Alessandra ascoltava con attenzione le parole del suo amico. Il tono era dimesso, ma ciò che la indispettiva maggiormente era la semplicità con cui Lorenzo riusciva a parlare del loro rapporto. In vent’anni che si conoscevano solo prima che Lorenzo venisse ordinato sacerdote, avevano provato ad affrontare l’argomento relazione e ogni volta avevano valutato all’unanimità che era meglio lasciar perdere. La ragazza, suo malgrado cercò di stemperare l’atmosfera.
«Vuoi dirmi che sei innamorata di me e che dopo tutti questi anni hai capito che la tua unica ragione di vita sono io? Lo capisco…». Alessandra strappò un sorriso al sacerdote che lentamente si guardò intorno nella speranza che nessuno l’avesse sentita, poi aggrottò la fronte e gli fece cenno con la bocca di stare zitta.
Il cameriere li interruppe per prendere le ordinazioni. Entrambi ordinarono un antipasto della casa ai frutti di mare e un piatto di spaghetti all’astice. Il vino per Lorenzo era rigorosamente rosso.
Quando il cameriere si allontanò, Alex fece capire che era pronta ad ascoltarlo.
«Come sai è quasi un anno che sto studiando i casi delle statue della Madonna che piangono sangue».
Alessandra accennò con la testa, non era la prima volta che parlavano di quell’argomento.
«Sì: Civitavecchia, Siracusa sei stato anche a San Paolo se non sbaglio..».
«Esatto. A marzo sono stato a San Josuè vicino San Paolo e quello che ho visto nella piccola Chiesa di Santa Maria Vergine è stato incredibile». Alessandra ascoltava con attenzione e non si fece sfuggire il cambio di tono quando il sacerdote cominciò il racconto.
«Il fenomeno si è verificato alla mia presenza e alla presenza di un altro centinaio di fedeli».
«Ma tu sei abituato a questo genere di fenomeni. In più di un’occasione mi hai raccontato di avvenimenti incredibili e inspiegabili che poi si erano rivelati per quello che erano, tutte le manifestazioni avevano avuto una spiegazione più che logica». Man mano che la ragazza parlava aveva intuito da sola dove Lorenzo voleva andare a parare con il suo discorso.
«Questa volta mi vuoi dire che non c’è spiegazione..vero? E’ un evento sovrannaturale. Un miracolo».
Con lo sguardo basso, il sacerdote si fece il segno della croce.
«Un vero miracolo Ale. Un evento sovrannaturale e inspiegabile».
Quell’affermazione ad Alessandra fece uno strano effetto. Per quanto fosse contenta e affascinata dalla parole di Lorenzo il loro significato e l’evidente preoccupazione che avevano scatenato, facevano disperdere ogni speranza di una possibile futura relazione. La verità era che Alessandra, per migliaia di motivi veri o presunti, non aveva mai insistito per esternare i suoi sentimenti e aspettando la volontà del Signore, aveva perso l’attimo fuggente. Ma la sue speranze erano sempre vive e in cuor suo sapeva che prima o poi ce l’avrebbe fatta, o così preferiva credere, convinta che la felicità non poteva essere negata a nessuno.
«Ma perché sei così triste, non dovresti essere contento?». Lorenzo sorrise, questa volta mettendo in evidenza una dentatura pressochè senza imperfezioni. I suoi occhi si riempirono di gioia. Deglutì e disse: «Lo sono Ale. Lo sono».

*

Thomas fu notato dal maÎtre. Il passo era veloce e lo sguardo era basso. Il berretto verde era calato sugli occhi, mentre sfilava tra i tavoli. Il maÎtre lo seguì con lo sguardo per tutto il percorso all’interno del ristorante ma capì quello che stava per succedere solo quando ormai era troppo tardi. Il ragazzo estrasse la pistola e la puntò alla tempia del sacerdote. Lui non si mosse. Vide negli occhi di Alessandra dipingersi il terrore. Lorenzo chiuse gli occhi. Quando Thomas Reinard sparò, la detonazione azzittì il locale di colpo. Il cranio fracassato sventagliò uno spruzzo di sangue sui commensali del tavolo di fianco. Alessandra voleva urlare ma la sua bocca non emise nessun suono tanto meno riuscì a muoversi. Prima di scatenare il panico, Thomas si portò la pistola alla bocca e fece fuoco di nuovo. La ragazza sentì distintamente il rumore della pistola che si inceppava. Uno, due, tre colpi. La pistola non voleva saperne di sparare di nuovo. Thomas mise in tasca la pistola e cominciò a correre verso l’uscita tra le grida confuse della gente. Fece cadere alcune persone e un cameriere ebbe la cattiva idea di bloccarlo prima che arrivasse alla porta. Lo afferrò per un braccio e Thomas dopo essersi divincolato con tutta la forza che aveva in corpo gli lanciò uno sguardo che il ragazzo non avrebbe mai dimenticato.

Ciao a tutti, l’inizio di questa storia secondo l’idea originaria, era destinato ad un racconto/romanzo da poter leggere solo online. Molti di voi però mi hanno mandato dei messaggi affinchè diventasse un libro (cartaceo o ebook). Come sempre non sarò io a decidere… Potete votare quando volete…

Vuoi che questo incipit sia l'inizio di un ebook di un libro cartaceo o di una storia solo online? Si possono inserire due voti.

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